L’enigmatico Draghi

Mario Draghi ieri ha sollecitato gli stati europei a fare di più per rafforzare la fiducia dei mercati nell’Eurozona, facendo intendere che la Bce sarebbe disposta nel caso a intervenire in maniera anche più decisa. “Un patto fiscale” tra gli stati membri, con impegni più stringenti sul fronte dei conti pubblici, è quello di cui “l’unione economica e monetaria ha bisogno”, ha detto Draghi intervenendo per la prima volta da presidente della Bce al Parlamento europeo.
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Draghi infatti ha escluso che la Bce possa divenire altro che “il prestatore di ultima istanza delle banche solvibili”, ma ha sottolineato nuovamente la potenza di fuoco delle misure non convenzionali di politica monetaria già attuate e in prospettiva rafforzabili. L’eventualità di un accordo europeo e di un ulteriore intervento della Bce, dopo quello già realizzato due giorni fa insieme alle Banche centrali di tutti i paesi avanzati, hanno contribuito a far scendere lo spread tra titoli del debito italiani e omologhi tedeschi (fino a 450 punti), e questo nonostante l’allarme diffuso dal governatore della Bank of England che ha fatto sapere di prepararsi anche a scenari di sgretolamento dell’euro.
Quel che è certo è che Draghi per ora tiene insieme ortodossia teutonica e disponibilità a rispondere a scenari cangianti: “Draghi è fondamentalmente un pragmatico – dice al Foglio un ex economista di Bankitalia ora in un’altra istituzione italiana – Per la sua formazione e per la sua frequentazione con Ben Bernanke, governatore della Fed, penso che ritenga opportuno che in situazioni di emergenza e di illiquidità anche la Bce non resti inerte, come peraltro in parte sta facendo”.